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Anna Tampieri, direttore Istec-Cnr, è la 'migliore innovatrice italiana'

copertina 6Le Interviste di Federica Criscuoli - Anna Tampieri

 ITWIINLo scorso 21 Novembre si è svolta presso il Politecnico di Torino la conferenza e l'esposizione delle invenzioni selezionate da ITwiin ‘Associazione Italiana Donne Inventrici e Innovatrici’(http://www.itwiin.org/it/index.html) durante la quale, la Dottoressa Anna Tampieri, Ricercatore Cnr e Direttore dell’Istituto di Scienza e Tecnologia dei Materiali Ceramici ISTEC CNR di Faenza, si è distinta come migliore “innovatrice” italiana.
Nel corso dei 30 anni della sua attività di Ricercatore presso ISTEC, il focus principale della sua ricerca è stato lo sviluppo di nuovi biomateriali e dispositivi per la rigenerazione di tessuti connettivi duri come osso, cartilagine e dente.
Per 25 anni la dottoressa Tampieri ha coordinato il Gruppo di Ricerca sui Bioceramici e Compositi bio-ibridi fino al febbraio 2016, quando ha assunto l’incarico di Direttore di ISTEC; dal 2014 è Professore Associato in Scienze Mediche e Biotecnologia Applicata e Full Member Senior Researcher presso il Research Institute of HMRI, Houston – Texas , U.S.A. dal 2011.
Ad oggi ricopre l’incarico di Scientific Advisor della Commissione Europea (EC) per gli schemi di finanziamento ERC, NMP e Eurostar; Expert Advisor (GEV09) presso l’Agenzia Nazionale per la Valutazione delle Università e la qualità della Ricerca (ANVUR), Presidente della Commissione CNCCS, “Prize in Bioeconomy”; Membro della Piattaforma Tecnologica Europea di Nanomedicina per ISTEC-CNR.

Negli ultimi 20 anni Anna Tampieri ha esplorato e sperimentato nuovi processi ispirati alla natura (self-assembling, trasformazioni biomorfiche, biomineralizzazione, etc.) per realizzare materiali ad elevata biomimesi non ottenibili con metodi di fabbricazione tradizionali.
Questa attività che ha condotto in varie linee di ricerca e sviluppo di materiali ha generato oltre 200 pubblicazioni e 15 brevetti internazionali, alcuni dei quali licenziati o ceduti ad aziende attive nel settore biomedicale. Ha coordinato 14 progetti di ricerca di cui 8 grandi consorzi internazionali ed è stata WP Leader in altri 13 progetti di cui 6 finanziati da EC.
Negli ultimi anni, con l’intento di rispondere efficacemente a bisogni clinici legati a mancanze ossee di grandi dimensioni e quindi alla necessità di rigenerare grandi segmenti di osso portante carico, ha ideato un processo rivoluzionario di trasformazione biomorfica, ispirato alla struttura di legni naturali che mimano l’architettura gerarchica dell’osso. Questo processo innovativo consente la realizzazione di impianti ossei biomimetici con elevate proprietà meccaniche ed eccezionale abilità rigenerativa. Grazie a questi risultati è stata coinvolta in un grande progetto DARPA del Dipartimento della Difesa degli USA per la rigenerazione degli arti di soldati e veterani dal 2011 al 2013. Questa invenzione è stata riconosciuta da Time Magazine come tra le 30 più importanti nel 2009 e da qui ha formulato un’idea di Business, vincitrice della “Italian StartCup Competition” del Sole24Ore-Ventures Network TT & Research nel 2010, e del Premio Speciale per l’Innovazione della Svizzera, Working Capital – National Prize of Innovation, nel 2011. Nel 2014 ha inoltre ottenuto l’Award for Smart and Disruptive Company dal MIT Technology Review Italia, Bologna.

Per trasferire in clinica questo prodotto innovativo ha ideato la start up GreenBone Ortho (http://greenbone.it/)che dalla sua costituzione nel 2014 ha ricevuto oltre 11 milioni di Euro di fondi da parte di soggetti privati e fondi di investimento internazionali.
Grazie ad un accordo di licenza esclusiva della proprietà intellettuale detenuta dal CNR, e ad un contratto pluriennale con ISTEC per il trasferimento del know how, GreenBone si appresta ad effettuare i primi test clinici su paziente, per ottenere una dimostrazione concettuale significativa dell’efficacia rigenerativa dei nuovi impianti e puntare ad una prossima cessione della start up a grandi aziende del biomedicale.
Tra le più recenti attività di ricerca di A. Tampieri spicca l’invenzione di una nuova nanoparticella superparamagnetica, biocompatibile e bioriassorbibile ottenuta per drogaggio ionico sito-specifico del reticolo dell’idrossiapatite, molto promettente come mezzo attivabile on-demand, unico ad oggi nel suo genere, per teragnostica. Questa invenzione, brevettata in tutti i paesi più importanti del mondo, promette di aprire nuove terapie più efficaci, personalizzate e sicure mediante approcci di nanomedicina, la quale oggi è un campo di ricerca e applicativo in forte sviluppo, e determinante per il trattamento efficace e minimamente invasivo di gravi malattie degenerative quali cancro, malattie autoimmuni, patologie a carico dell’apparato respiratorio, cardiaco e cerebrale.

Le interviste di Federica Criscuoli  - Intervista ad Anna Tampieri

Dottoressa Tampieri, entriamo nel merito di questo prestigioso riconoscimento.

Il premio ITWIIN viene proposto per ricercatori con un profilo altamente innovativo che possano dimostrare di avere prodotto molti brevetti e che abbiano un elevato track-record di ricerche diventati prodotti reali
Oltre a questi risultati poi si deve identificare un brevetto che si considera di maggiore successo e per questo io ho identificato il Brevetto che descrive la trasformazione del legno in tessuto osseo umano: WO 2012/063201 (A1), depositato l' 8 Novembre 2011  e un secondo  Brevetto derivato : n° WO2017021894 (A1), depositato il 3 Agosto 2016.

 

Finora le ricerche sono state sperimentate sugli animali, come si passa alla sperimentazione sull’uomo.

La sperimentazione su animale è possibile solo dopo avere definito e validato tutti i protocolli di sviluppo del materiale  e confermato la sua “ safety” nei riguardi  del corpo umano poi inizia la valutazione delle sue capacità rigenerative in animale e si passa ai test clinici su uomo solo se viene confermata la sua efficacia biologica in termini rigenerativi.

Quali sono gli obiettivi della sua ricerca e come si traducono i risultati in termini di innovazione e fruibilità sul mercato.

L'invenzione è stata concepita per rispondere ad un bisogno clinico di elevata criticità e ancora irrisolto, quale la rigenerazione di grandi segmenti ossei portanti carico, di particolare rilievo in caso di grandi traumi o malattie degenerative che richiedono la ricostruzione delle ossa lunghe delle estremità, gambe e braccia. Infatti, la mancanza di efficaci soluzioni rigenerative fino ad oggi è in buona parte imputabile all'impossibilità di ottenere impianti ad elevata affinità con l'osso, soprattutto dal punto di vista biomeccanico, mediante metodologie di fabbricazione convenzionali. L’invenzione per cui ho ricevuto il premio supera gli attuali concetti di fabbricazione e rappresenta una rivoluzione nella scienza dei biomateriali, con cui si sono ottenuti impianti la cui efficacia è testimoniata dai risultati di molte analisi fisico-chimiche, strutturali e biologiche, estremamente promettenti per future applicazioni in clinica. In particolare, i nuovi impianti mostrano grande similarità composizionale, strutturale e meccanica con l'osso umano. Le caratteristiche di tali impianti innovativi funzionano come segnali di stimolo per le cellule, attivando un'eccezionale espressione dei principali geni attivi nei processi di rigenerazione di tale tessuto. I test preclinici condotti su 40 pecore presso l'ospedale Hassaf-Harofeh di Tel-Aviv, Israele, hanno mostrato una completa rigenerazione di difetti ossei critici nelle tibie degli animali che hanno potuto condurre durante tutto il periodo di studio (6 mesi) una vita normale.

Questi risultati consentiranno studi clinici pilota che prefigureranno, per la prima volta, la possibilità di rigenerare completamente lunghi segmenti di osso, particolarmente negli arti, risolvendo quindi gravissimi problemi di disabilità in un numero sempre crescente di pazienti nel mondo, e riducendo enormemente, nel contempo, la complessità dell'approccio chirurgico, con una diminuzione estremamente significativa dei costi per la sanità e della sofferenza dei pazienti. Inoltre, date le caratteristiche uniche di questi nuovi impianti, in caso di successo clinico nei test pilota, potranno essere esplorate altre applicazioni in differenti siti anatomici, così che questa nuova invenzione potrà giocare un ruolo chiave e globale in chirurgia ossea particolarmente nei settori ortopedico e spinale.


Due parole sull’importanza del dialogo tra Ricerca e Impresa

Il dialogo tra ricerca e impresa, non solo è  fondamentale, ma nell’ultimo decennio  ritengo che debbano essere  proprio i bisogni industriali e quelli sociali  a  guidare la ricerca e che la insostituibile ricerca di base  debba essere realizzata a corollario e supporto di una ricerca finalizzata così da massimizzare il risultato e ridurre gli sprechi.

 

Concludiamo entrando proprio nel merito del “Premio”, due parole su ‘le donne nel mondo della scienza e della Ricerca’.

Spesso mi viene chiesto se ho incontrato molte difficoltà nel corso della mia vita scientifica. Ritengo che molti degli ostacoli di cui si lamentano parecchie ricercatrici dipenda dall'educazione ricevuta che, almeno fino a qualche decennio fa, tendeva a fare delle bambine persone arrendevoli e servizievoli, poco combattive e desiderose di protezione. Oggi mi sembra che le cose vadano cambiando, la vita e l'educazione comune a bambini e bambine li lascia più liberi di sviluppare le proprie attitudini naturali,  e anzi spesso la componente femminile nella ricerca è foriera di fantasia ed innovazione .

Io ho avuto la fortuna di avere una famiglia che non mi ha mai fatto sentire delle limitazioni perché ero di sesso femminile. Anche lo sport che ho praticato mi ha aiutato a sviluppare quella competitività che e necessaria per raggiungere il risultato e non scoraggiarsi davanti agli insuccessi, perseverando con costanza.
Malgrado i grandi progressi fatti dalle donne, ci sono ancora notevoli disparità nel mondo del lavoro, della politica e della ricerca. Nelle università per esempio le ricercatrici sono ormai più della metà di tutti i ricercatori, ma appena si passa al livello superiore, quello dei professori associati, le donne sono meno del 30% e al più alto livello dei professori ordinari sono appena il 10%. Quasi sempre si attribuisce questa scarsa presenza femminile nei livelli più alti all'impegno familiare, alle cure dei marito e dei figli. Giustissimo! Però rarissimamente si afferma il diritto delle donne e il dovere degli uomini di dividersi al 50% le cure familiari. Nel mio caso non ho mai sentito limitazioni ed anzi ho sempre goduto dei vantaggi legati alle diverse attitudini femminili quali per esempio la sensibilità, l’indipendenza di pensiero, l’attenzione ai particolari e l’impegno verso il perfettibile che mi hanno aiutato moltissimo nel mio lavoro.

 

Grazie Dottoressa Tampieri ed in bocca al lupo per la sua carriera.

 criscuoli

A cura di Federica Criscuoli

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